E l'incompiuta diventa business

Incompiuto Siciliano
di: 
Paola Pierotti
14 Febbraio 2008

Da capitolo oscuro della storia recente quello delle incompiute diventa occasione per il'paesaggio italiano contemporaneo. E c'è chi pensa addirittura di far pagare un ticket pervedere il monumento dell'inefficienza e dello spreco del nostro Paese. Accadrà questo nella cittadina siciliana di Giarre (Ct) che con soli 30 mila abitanti conta ben nove opere dell'ingegneria civile iniziate e mai portate a termine. Un teatro, un mercato dei fiori, una piscina olimpionica, una casa per anziani nata già vecchia, un parcheggio multipiano e anche un campo da polo: un cimitero senza speranza che sta per diventare business grazie ad un percorso turistico che si snoderà nel cosiddetto «Parco Archeolgieo dell'incompiuto », iniziativa che verrà presentata alla prossima Borsa internazionale del turismo di Milano (21-24 febbraio).
A tentare di riannodare i fili della storia delle incompiute italiane ha provato recentemente l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici che nel 2006 ha elaborato un'indagine prendendo in esame 860 interventi (142 commissariati). Un documento che esamina casi dal Venetoal Mezzogiorno cercando di evidenziare ariche alcune cause che accomunano opere di ogni genere comprese carceri, ospedali, ponti, dighe, viadotti e teatri. «Prima dell'entrata in vigore della legge Merloni - si legge nel documento dell'Autorità -era prassi realizzare opere pubbliche mediante successivi stralci in dipendenza della disponibilità dei finanziamenti». Così, non essendo stato richiesto il requisito della funzionalità troppe opere sono rimaste non finite e soprattutto inutilizzabili, e nelle periferie e lungo le coste del Bel Paese si contano oggi migliaia di cantieri pubblici e privati rimasti scheletri abbandonati.
Anche un gruppo di giovani artisti con sede a Milano e a New York, Alterazioni Video, ha messo a punto un album che presenta 370 incompiute, le ha rilevate e fotografate. Una ricerèa che evidenzia una maggior densità di opere non finite in Sicilia (160 su 370) tanto da definire il fenomeno dell'«inc~mpiuto siciliano». E sono stati proprio questi giovani a dare l'input al Comune di Giarre per «rottamare» quella risorsa che per anni è stata solo un peso per le amministrazioni che si sono susseguite. Non certo una soluzione ripetibile per tutto il Paese ma un'alternativa possibile: un progetto, informale e low budget, capace di rigenerare un paesaggio al momento dimenticato.
Quella delle incompiute rimane una ferita aperta per il Paese ma qualcosa si muove. Diventano oggetto di denuncia sociale, mettono in moto reazioni; in qualche caso creano business. Anche in Liguria sono stati presentati i progetti per due interventi di architettura e di ripristino del paesaggio sul frontemare di Arenzano e per lo Scheletrone di Palmaria. Nel primo caso lo studio genovese Openbuildingresearch è stato coinvolto dall'impresa dalla società Orinvest, del marchese Giacomo Cattaneo Adorno per la rinaturalizzazione dell' ecomostro che negli anni '70 ha invaso il waterfront della Pineta di Arenzano per un tratto di 300 metri: una struttura trasparente eco-sostenibile avvolgerà la colata di cementodi Marina Grande. Il paesaggista milanese Andreas Kipar firma invece il progetto di ripristino connesso all'abbattimento totale dello Scheletrone, prevedendo di riutilizzare gli inerti della demolizione per consolidare il percorso lungomare. Da un lato, un progetto privato che mette sottovetro un ecomostro, dall'altro una demolizione intelligente che riusa i materiali di scarto e crea un paesaggio confacente alle esigenze di chi lo vive.
Le incompiute sono un tema tutto italiano esito di errori di pianificazione, di valutazione delle risorse necessarie e di impatto ambientale; sono tracce della storia, frammenti di un paesaggio degradato che va tutelato almeno come più facilmente ci si preoccupa di conservare ciò che è già bello. «Il vero problema è la banalizzazione e l'indifferenza - spiega Andreas Kipar, impegnato a scala internazionale con progetti di rivitalizzazione di aree urbane e ex industriali -. Per fortuna anche in Italia negli ultimi anni il dibattito è maturato e non si ragiona solo con l'abbattimento tout court. Gli scheletri delle incompiute non sono opere normali e vanno trattate come tali, necessitano di trattamenti adeguati, andrebbero coinvolti ad esempio gli artisti e non solo ingegneri che tentano di riabilitare in modo tradizionale ciò che normale non è; andrebbero ipotizzate funzioni temporanee che possono enfatizzare o mostrare l'incompiutezza». È poco realistico pensare che si troveranno finanziamenti per portare a compimento o per abbattere le tante cattedrali nel deserto, ma non va sottovalutata la grande risorsa legata al progetto. L'incompiuto è un tema ancora poco esplorato ma le numerose esperienze di riqualificazione di cave o ancora di riuso di aree industriali dismesse dicono che un futuro possibile c'è.
Aveva destato stupore la riconversione di un gasometro in un museo vent'anni fa nell'ex area industriale della Rhur, ma da quel momento si sono moltiplicati i progetti in quella direzione. Basti pensare al caso di Vienna dove quattro scheletri cilindrici inutilizzati, patrimonio storico, sono stati rigenerati con residenze, un centro commerciale, una sala per concerti rock e l'archivio della città, con progetti firmati da noti architetti come Jean Nouvel e Coop Himmelb(l)au.
Le incompiute spesso non sono opere abusive ma sono piuttosto esito di lungaggini di ogni tipo, di imprese fallite e di abbandoni; storie singolari che solo una strategia progettuale può farle uscire dal limbo. In Italia ci sono ecomostri simbolo sotto gli occhi di tutti ma «i veri ecomostri - commenta Stefan Tischer, architetto paesaggista, docente all'Università di Sassari - sono le case unifamiliari che invadono senza gusto il territorio italiano, le periferie delle grandi città e la linea di costa. Questi sì che sono interventi irreversibili». Ma non è mai detta l'ultima parola come si evince da un'occasione progettuale minima, ma significativa se si potesse moltiplicare all'infinito, sperimentata nel comune di Montesarchio in provincia di Benevento. Dove c'era un segno sbagliato e incompiuto, uno seheletro in cemento armato, è nato un Palazzo d'oro; una risposta estetica firmata dall'architetto Cherubino Gambardella all'abbrutimento di uno spettacolo frequente nelle città come nei piccoli comuni.