L'incompiuto siciliano diventa una categoria estetica

Incompiuto Siciliano
di: 
Claudia Scuderi
7 Febbraio 2009

Creare a Giarre, in provincia di Catania, il parco archeologico dell’«Incompiuto siciliano». Cioè tutte quelle costruzioni di edilizia civile che non sono state mai inaugurate.
Ai piedi dell’Etna perchè la cittadina catanese ha la maggiore densità di opere incompiute per numero di abitante. L’idea viene da lontano: da un collettivo di artisti chiamato Alterazioni Visive. Un gruppo di giovani dai 25 ai 35 anni, con base a Milano e New York e con una diramazione in Sicilia. Un lavoro che è iniziato tre anni fa e che ha portato alla catalogazione, tramite le foto di Gabriele Basilico, e alla descrizione di tante opere di «Incompiuto siciliano» in tutta Italia (circa 500), la metà localizzate in Sicilia, «un pilastro portante per la comprensione della storia d’Italia degli ultimi quaranta anni», si legge nel manifesto dell’Incompiuto. «Il progetto», spiega a Milano Finanza Sicilia Matteo Erenbourg, componente del collettivo, «vuole cambiare la percezione di queste opere da inutili a potenziali risorse per il territorio». Ed infatti, lo stato di queste costruzioni diventa un peso per le amministrazioni comunali: troppo caro continuare la costruzione ed altrettanto cara la demolizione. Le categorie estetiche del nuovo stile architettonico sono illustrate da Claudia D’Aita, l’unica siciliana del collettivo. «Rispetto agli incompiuti presenti nelle regioni del Nord Italia», ha spiegato, «quelle della Sicilia si caratterizzano per alcune particolarità: non sarebbero mai servite a nessuno, presentano delle dimensioni sproporzionate e degli evidenti errori nella progettazione». Un esempio? «Basta visitare Giarre», spiega l’artista siciliana. Nel comune etneo, infatti, sono stati progettati e sono iniziati, tra l’altro, i lavori per un campo di polo, per una pista di macchinine, per una piscina olimpionica lunga 49 metri (contro i 50 regolamentari) e desolatamente vuota. O, ancora, la diga di Blufi, forse il paradigma dell’Incompiuto con i lavori ultradecennali. Tutte opere incompiute ed abbandonate. Da qui l’idea, la scomessa, di creare un parco archeologico dell’incompiuto siciliano proprio a Giarre. «Chiediamo l’attenzione dell’assessorato regionale ai beni culturali», ha aggiunto la D’Aita.
Ed intanto il lavoro del collettivo ha superato anche le barriere nazionali. Partecipando a workshop di architettura a New York, alla Columbia University, e a Barcellona. Ma anche in manifestazioni come la Biennale di Venezia.
Dal lavoro di catalogazione, poi, è venuto fuori anche un altro tipo di produzione. Fatta di opere d’arte a corredo del catalogo dell’incompiuto: blocchi di cemento dal quale spuntano pale di fico d'india, ritratti dei politici che hanno procurato i finanziamenti per le diverse opere. Del collettivo fanno parte, oltre a Matteo Erenbourg e Claudia D’Aita, Paololuca Barbieri Marchi e Alberto Caffarelli (da cui è partita l’avventura) e da Andrea Masu e Giacomo Porfiri.