Rassegna stampa

Incompiuto Siciliano

Incompiuto Siciliano
di: 
(a cura di) Fabrizio Gallanti
01/10/2008

Giarre (Catania), capitale dell’Incompiuto

Nel corso della ricerca condotta da Alterazioni Video, la città siciliana di Giarre è emersa come uno dei punti di maggiore concentrazione di opere incompiute: una rete di infrastrutture abbandonate, alcune delle quali quasi surreali per le destinazioni d’uso assegnate (lo stadio del polo, per esempio). In accordo con l’amministrazione pubblica, Alterazioni Video sta sviluppando una proposta concreta perché a Giarre sia istituito il Parco Archeologico dell’Incompiuto Siciliano, su un’area di 300 ettari. La prima tappa di questo processo consisterà in un concorso di idee, bandito dal Comune: un elemento distopico della convivenza civile potrebbe essere convertito in una risorsa turistica, che attribuisca nuovi valori e significati ai monumenti di un presente eterno.

Sicilia, Italia

Da oltre tre anni, il collettivo artistico Alterazioni Video sta conducendo un lavoro di identificazione, mappatura e ricerca sull’incompiuto. Con questo termine sono identificati i manufatti architettonici e infrastrutturali che punteggiano tutto il territorio italiano, la cui costruzione è rimasta sospesa. Si tratta prevalentemente di opere pubbliche: per motivi differenti (errori progettuali, decisioni politiche contrastanti, valutazioni errate dei costi, fallimenti delle imprese, palesi contraddizioni con i regolamenti vigenti, prosciugamento delle risorse disponibili) a un certo punto la loro costruzione si è interrotta, lasciando solo rovine abbandonate, ancora prima di qualsiasi loro utilizzo. In queste pagine ne mostriamo alcuni esempi.
Alterazioni Video propone una serie di operazioni culturali e artistiche, a posteriori, che legittimano questi oggetti: film documentari, che interrogano protagonisti e utilizzatori; installazioni artistiche, che trasferiscono nell’ambito museale l’esperienza visiva e percettiva dell’incompiuto, e un’ampia opera di documentazione e archiviazione, pensata per essere arricchita dal pubblico: infatti la sommatoria di questi residui di futuri mai avvenuti è tale da rappresentare un vero e proprio stile architettonico ed estetico, che rappresenta l’Italia e l’epoca nella quale sono stati prodotti. La massima concentrazione di opere incompiute si trova in Sicilia, per cui il nucleo essenziale del lavoro e delle riflessioni parte da lì, immaginando quindi uno stile che si faccia nazionale.

L’incompiuto siciliano approda al Consiglio comunale di Giarre

di: 
Red
16/09/2009

Si svolgerà giovedì 17 settembre alle ore 20.00 un consiglio comunale interamente dedicato al progetto "Parco archeologico dell'Incompiuto Siciliano" ideato e realizzato da Alterazioni Video e Claudia D'Aita. Nel corso della seduta consiliare il progetto sarà illustrato dagli stessi autori che ne racconteranno l'origine, i risultati ad oggi ottenuti e concluderanno presentando la strategia individuata. Non si tratta solo di affrontare la questione relativa alle opere incompiute sul territorio siciliano e nazionale ma di trasformare questi oggetti architettonici incompiuti e abbandonati in una opportunità da cogliere per il territorio di Giarre, che potrebbe rivestire il ruolo di comune capofila di un progetto culturale e di legalità di rilievo nazionale.

Un'occasione sulla quale gli amministratori di Giarre hanno mostrato l'interesse ad approfondire il tema, chiedendo agli autori del progetto di presentarlo in Consiglio comunale al fine di dare luogo ad un dibattito che possa contribuire a trovare nuove strategie di azione. Alla seduta interverranno l'arch. Marco Navarra, Medaglia d'oro per la migliore Opera prima (XX Esposizione internazionale "La memoria e il futuro"), e la dott.ssa Rosalba Longhitano, critico d'arte.

Il progetto, che è stato presentato in prestigiose biennali d'arte, presso fondazioni museali ed Enti accademici, in diversi Stati europei ed extracomunitari, torna nel suo luogo di origine per una nuova fase legata all'intervento reale e concreto sul territorio. I cinque artisti lanciano un invito a quanti, cittadini e no, vogliono e sono interessati a partecipare. Sarà l'occasione per raccogliere il contributo di tutti al miglioramento della Città.

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Incompiuto Siciliano

Incompiuto Siciliano
di: 
AUDISnotizie
10/07/2009

Promossa da Connecting Cultures, si è svolta la terza edizione di Fuori Luogo, una manifestazione dove dialogano e si fondono visioni artistiche e immaginari urbani.
Tra le iniziative, segnaliamo la presentazione del progetto Incompiuto Siciliano realizzato da Alterazioni Video.
Tra le iniziative, segnaliamo la presentazione dello scorso maggio del progetto Incompiuto Siciliano realizzato da Alterazioni Video. Si tratta del lavoro che un collettivo artistico sta conducendo da oltre tre anni di individuazione, mappatura e ricerca sull'Incompiuto. Con questo termine sono identificati i manufatti architettonici e infrastrutturali che punteggiano il territorio italiano, la cui costruzione è rimasta sospesa. Si tratta prevalentemente di opere pubbliche; per motivi differenti a un certo punto la loro costruzione si è interrotta, lasciando solo rovine abbandonate, ancora prima di qualsiasi loro utilizzo. Nell'insieme di questi residui - circa 500 quelli segnalati per ora - Alterazioni individua, al limite del paradosso, un vero e proprio stile architettonico ed estetico che rappresenta l'Italia e l'epoca nella quale sono stati prodotti. Sono luoghi fuori dal tempo, che non vengono abbattuti né completati né riconvertiti, per i quali Alterazioni Video propone operazioni culturali e artistiche che mirano a ridare loro un senso nella società. Ma quale, come portatori di denuncia di malcostume, oppure in quanto luoghi con una loro speciale identità, scoperta e reinterpretata dalla creatività degli artisti?
La massima concentrazione di opere incompiute si trova in Sicilia e, in particolare, nella città di Giarre tanto che in accordo con l'amministrazione pubblica, Alterazioni Video sta sviluppando una proposta concreta perché a Giarre sia istituito il Parco Archeologico dell'Incompiuto Siciliano, su un'area di 300 ettari.
L'identità di un luogo può forse iniziare a costituirsi anche da questo.

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160 incompiute, miliardi bruciati

Incompiuto Siciliano
di: 
Rosario Battiato
11/08/2009

Lo spreco. Lungo elenco dei progetti mai portati a termine.
Gli studi. Una relazione del procuratore generale antimafia e una ricerca di artisti stimano in 160 le costruzioni mai portate a compimento nell’Isola, su un totale di 360 in Italia.
I dettagli. Nell’elenco si scorge di tutto, persino un campo di polo (calcio a cavallo in voga in Gran Bretagna e Argentina) da 20 mila posti a Giarre, centro etneo che conta 20 mila abitanti.

Tags: Pubblica Amministrazione, Edilizia

PALERMO – Il senso di incompiutezza che si respira in Sicilia potrebbe quasi apparire come una vera e proprio raison d’etre di un terra che ha ampiamente abusato della pazienza dei suoi cittadini. Il monumento all’incompiuto siciliano non ha limiti: teatri, palestre, piscine, campi da calcio, autostrade, ferrovie, dighe.
Non che sia un’usanza tipicamente sicula, ma certamente nell’Isola il tributo all’incompiuto ha trovato una sua dimensione eccezionale, al punto che il procuratore antimafia Pietro Grasso, in una relazione del 2007, ha voluto evidenziare come su 357 opere incompiute in Italia circa la metà si trovino in Sicilia. Un dato che trova conferma anche nella ricerca effettuata da Alterazioni Video, un gruppo di artisti che due anni fa hanno voluto riprendere il tema dell’incompiuto attraversando tutta l’Italia. “L’indagine condotta in questi due anni – si legge in un comunicato dell’associazione - ha portato alla classificazione di circa 360 architetture incompiute in tutta Italia con una particolare concentrazione geografica nel Sud - la Sicilia vanta il triste record di 160 opere - e cronologica nel ventennio ‘60-'80”. Il medesimo allarme è stato lanciato dal procuratore generale della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, in occasione della relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009. “Anche nel corso del 2008 molte fattispecie di responsabilità amministrativa – ha spiegato il procuratore generale - sono da collegare direttamente o indirettamente al fenomeno delle cosiddette opere pubbliche incompiute, opere ciò progettate ma non appaltate, ovvero non completate o comunque inutilizzabili per scorretta esecuzione, che rappresentano un gravissimo spreco di risorse pubbliche e la testimonianza più eloquente dell’inefficienza dell’amministrazione centrale e periferica”.

La Sicilia, ostinata primadonna nel panorama dell’incompiuto nazionale ed europeo, non poteva che pretendere un capoluogo d’eccezione. Così per cominciare un tour tra le principali incompiute dell’Isola non si può esulare da Giarre, in provincia di Catania, comune storicamente conosciuto per le sue celebri opere a metà. Il centro etneo ospita oltre una decina di strutture incompiute tra cui le più celebri sono il teatro, la piscina olimpionica, il palazzetto dello sport, il campo di polo, il centro per anziani, il parcheggio multipiano. La più antica di queste opere risale agli anni Cinquanta ed è il famoso teatro comunale costruito “fuori asse”. Una cifra incalcolabile di lire elargite, visto che, dal 1968 al 1987, ci sono state ben quattro varianti. Negli anni Ottanta un altro ironico monumento al nulla: un campo di polo da 20 mila posti, per una città da poco più di 20 mila abitanti, che tuttavia non è mai stato completato. Anche in questo caso una cifra solo indicativa di 10 miliardi di lire, ma un impianto praticamente inutilizzabile sia perché il polo non è proprio uno sport di casa da queste parti, ma soprattutto perché la struttura è ubicata nei pressi di una stradina sterrata dove risulta difficile accedere.
Tra l’altro la tribuna, mai omologata, ma completamente aperta al pubblico, costituisce ulteriore motivo di preoccupazione per il facile accesso e le gradinate ripidissime. Vagando per l’isola sono innumerevoli gli esempi, nonostante la concentrazione sia inferiore al perimetro giarrese. Il campetto di calcio a Santa Venerina, sempre in provincia di Catania, le dighe di Blufi e Pietrarossa, recentemente rifinanziate, l’acquedotto Ancipa ad Enna, la Catania-Siracusa (che fra poco uscirà dalla lista), e l’elenco potrebbe continuare per pagine.

Il virus dell’incompiutezza è talmente esteso da contagiare anche le propaggini produttive come le strutture del consorzio Asi di Agrigento che sono state riadattate con destinazioni differenti da quelle originali. Ma le incompiute non solo un retaggio della vecchia classe dirigente italiana e regionale, ma estendono le loro ramificazioni fino ad oggi.
La diga di Blufi, ad esempio, grande incompiuta del sistema acque dell’isola, ha ricevuto, nell’ambito del pacchetto da oltre 4 miliardi di euro che il governo ha stanziato per calmare la furia autonomistica dei colonnelli del partito in Sicilia, 150 milioni di euro per la sua attivazione, una cifra che, sostengono gli esperti, non servirà a molto anche se sarà spesa con oculatezza.
Le incompiute siciliane sembrano destinate a diventare soltanto un gorgo mangia euro.

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E l'incompiuta diventa business

Incompiuto Siciliano
di: 
Paola Pierotti
14/02/2008

Da capitolo oscuro della storia recente quello delle incompiute diventa occasione per il'paesaggio italiano contemporaneo. E c'è chi pensa addirittura di far pagare un ticket pervedere il monumento dell'inefficienza e dello spreco del nostro Paese. Accadrà questo nella cittadina siciliana di Giarre (Ct) che con soli 30 mila abitanti conta ben nove opere dell'ingegneria civile iniziate e mai portate a termine. Un teatro, un mercato dei fiori, una piscina olimpionica, una casa per anziani nata già vecchia, un parcheggio multipiano e anche un campo da polo: un cimitero senza speranza che sta per diventare business grazie ad un percorso turistico che si snoderà nel cosiddetto «Parco Archeolgieo dell'incompiuto », iniziativa che verrà presentata alla prossima Borsa internazionale del turismo di Milano (21-24 febbraio).
A tentare di riannodare i fili della storia delle incompiute italiane ha provato recentemente l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici che nel 2006 ha elaborato un'indagine prendendo in esame 860 interventi (142 commissariati). Un documento che esamina casi dal Venetoal Mezzogiorno cercando di evidenziare ariche alcune cause che accomunano opere di ogni genere comprese carceri, ospedali, ponti, dighe, viadotti e teatri. «Prima dell'entrata in vigore della legge Merloni - si legge nel documento dell'Autorità -era prassi realizzare opere pubbliche mediante successivi stralci in dipendenza della disponibilità dei finanziamenti». Così, non essendo stato richiesto il requisito della funzionalità troppe opere sono rimaste non finite e soprattutto inutilizzabili, e nelle periferie e lungo le coste del Bel Paese si contano oggi migliaia di cantieri pubblici e privati rimasti scheletri abbandonati.
Anche un gruppo di giovani artisti con sede a Milano e a New York, Alterazioni Video, ha messo a punto un album che presenta 370 incompiute, le ha rilevate e fotografate. Una ricerèa che evidenzia una maggior densità di opere non finite in Sicilia (160 su 370) tanto da definire il fenomeno dell'«inc~mpiuto siciliano». E sono stati proprio questi giovani a dare l'input al Comune di Giarre per «rottamare» quella risorsa che per anni è stata solo un peso per le amministrazioni che si sono susseguite. Non certo una soluzione ripetibile per tutto il Paese ma un'alternativa possibile: un progetto, informale e low budget, capace di rigenerare un paesaggio al momento dimenticato.
Quella delle incompiute rimane una ferita aperta per il Paese ma qualcosa si muove. Diventano oggetto di denuncia sociale, mettono in moto reazioni; in qualche caso creano business. Anche in Liguria sono stati presentati i progetti per due interventi di architettura e di ripristino del paesaggio sul frontemare di Arenzano e per lo Scheletrone di Palmaria. Nel primo caso lo studio genovese Openbuildingresearch è stato coinvolto dall'impresa dalla società Orinvest, del marchese Giacomo Cattaneo Adorno per la rinaturalizzazione dell' ecomostro che negli anni '70 ha invaso il waterfront della Pineta di Arenzano per un tratto di 300 metri: una struttura trasparente eco-sostenibile avvolgerà la colata di cementodi Marina Grande. Il paesaggista milanese Andreas Kipar firma invece il progetto di ripristino connesso all'abbattimento totale dello Scheletrone, prevedendo di riutilizzare gli inerti della demolizione per consolidare il percorso lungomare. Da un lato, un progetto privato che mette sottovetro un ecomostro, dall'altro una demolizione intelligente che riusa i materiali di scarto e crea un paesaggio confacente alle esigenze di chi lo vive.
Le incompiute sono un tema tutto italiano esito di errori di pianificazione, di valutazione delle risorse necessarie e di impatto ambientale; sono tracce della storia, frammenti di un paesaggio degradato che va tutelato almeno come più facilmente ci si preoccupa di conservare ciò che è già bello. «Il vero problema è la banalizzazione e l'indifferenza - spiega Andreas Kipar, impegnato a scala internazionale con progetti di rivitalizzazione di aree urbane e ex industriali -. Per fortuna anche in Italia negli ultimi anni il dibattito è maturato e non si ragiona solo con l'abbattimento tout court. Gli scheletri delle incompiute non sono opere normali e vanno trattate come tali, necessitano di trattamenti adeguati, andrebbero coinvolti ad esempio gli artisti e non solo ingegneri che tentano di riabilitare in modo tradizionale ciò che normale non è; andrebbero ipotizzate funzioni temporanee che possono enfatizzare o mostrare l'incompiutezza». È poco realistico pensare che si troveranno finanziamenti per portare a compimento o per abbattere le tante cattedrali nel deserto, ma non va sottovalutata la grande risorsa legata al progetto. L'incompiuto è un tema ancora poco esplorato ma le numerose esperienze di riqualificazione di cave o ancora di riuso di aree industriali dismesse dicono che un futuro possibile c'è.
Aveva destato stupore la riconversione di un gasometro in un museo vent'anni fa nell'ex area industriale della Rhur, ma da quel momento si sono moltiplicati i progetti in quella direzione. Basti pensare al caso di Vienna dove quattro scheletri cilindrici inutilizzati, patrimonio storico, sono stati rigenerati con residenze, un centro commerciale, una sala per concerti rock e l'archivio della città, con progetti firmati da noti architetti come Jean Nouvel e Coop Himmelb(l)au.
Le incompiute spesso non sono opere abusive ma sono piuttosto esito di lungaggini di ogni tipo, di imprese fallite e di abbandoni; storie singolari che solo una strategia progettuale può farle uscire dal limbo. In Italia ci sono ecomostri simbolo sotto gli occhi di tutti ma «i veri ecomostri - commenta Stefan Tischer, architetto paesaggista, docente all'Università di Sassari - sono le case unifamiliari che invadono senza gusto il territorio italiano, le periferie delle grandi città e la linea di costa. Questi sì che sono interventi irreversibili». Ma non è mai detta l'ultima parola come si evince da un'occasione progettuale minima, ma significativa se si potesse moltiplicare all'infinito, sperimentata nel comune di Montesarchio in provincia di Benevento. Dove c'era un segno sbagliato e incompiuto, uno seheletro in cemento armato, è nato un Palazzo d'oro; una risposta estetica firmata dall'architetto Cherubino Gambardella all'abbrutimento di uno spettacolo frequente nelle città come nei piccoli comuni.

Visioni Incompiute

Incompiuto Siciliano
di: 
Elena Di DIo
24/07/2009

GIARRE. Lʼincompiuto siciliano è un paradigma, uno stigma, un segno distintivo di tempi incancreniti, di inefficienze sbandierate e tuttʼaltro che nascoste.
Esibite addirittura da chi le ha “create” e abbandonate. Ma principalmente “imposte” per una forza potente che le stesse opere incompiute da sole sprigionano. Sono lì, cristallizzate nel tempo, a rievocare il momento della loro nascita e percorrere una strada che non sembra destinata ad alcuna morte ma solo ad una inesorabile vecchiaia. Vecchiaia strutturale, ferri arrugginiti in bella mostra, mura incartapecorite al sole, al vento, esposte allʼacqua, ai fulmini. Inutili per lo scopo per cui erano state pensate e progettate: palestre, centri polifunzionali, dighe, chiese, luoghi di un ritrovo perduto. Eppure sono presenti, sky linedi una perfetta immobilità, statica ma pur sempre viva. Opere incompiute che oggi, possono ritrovare la propria anima, mostrarsi in pubblico, raccogliere quegli spettatori, fruitori che avrebbero dovuti animarne spogliatoi, sale conferenze, camere di compensazione. Lʼidea, già proposta alla Bit di Milano 2008 è il centro nevralgico di un dibattito intenso: può un percorso tra le “macerie” dellʼinutile diventare un tour dʼarte. Un intinerario architettonico? «Certo - dice Andrea Masu, attivista del collettivo artistico milanese, Alterazioni video, e ideatore del parco archeologico dellʼIncompiuto siciliano a Giarre - noi pensiamo che ci sia chiave di lettura estetica, che esista un stile architettonico, il più importante dal dopoguerra ad oggi che contraddistingue queste opere incomplete e prepotenti perché occupano uno spazio, lo fanno loro. Un parco archeologico dellʼincompiuto è la restituzione di un bene ad una collettività, quella stessa comunità a cui era rivolto, per cui era stato pensato, a cui viene restituito». Alterazioni Video è un gruppo di cinque creativi (oltre a Masu lo compongono anche Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg e Giacomo Porfiri) che da tre anni censisce, partendo dalla Sicilia, epicentro Giarre alle pendici dellʼEtna, le opere incompiute in Italia. «Ne abbiamo registrate circa cinquecento di cui trecento in Sicilia, che è la massima espressione di questa discultura tipica el nostro paese».
Incompiuto siciliano è un progetto concreto e virtuale: un itinerario fra le nove opere incompiute presenti a Giarre, piccolossimo paese di 23 mila anima, dove la massima concentrazione ha fatto la differenza rispetto agli altri centri, da percorrere e visitare, cogliendone la potenza artistica e un portale (www.incompiutosiciliano.org) che sarà «inaugurato a fine luglio - spiega Andrea Masu - in cui ci sarà lʼelenco completo, questo sì, delle strutture mai portate a termine che abbiamo censito. Ma il sistema sarà quello di una pubblicazione aperta, una sorta di libro bianco virtuale, dove chi accederà alle nostre pagine web, potrà segnalare le “proprie” incompiute, non presenti nel nostro spazio, ed aggiungere commenti o informazioni alla storia delle altre incompiute quelle già recensite».
In questo modo il portale diventerà anche un osservatorio permanente sul fenomeno delle incompiute. «Uno strumento che fino ad oggi - rimarca ancora Masu - non esiste in nessuno degli uffici dellʼamministrazione pubblica nazionale. Rutelli, per parlarne ad un convegno, due anni fa chiese a noi lʼelenco delle opere incompiute». Lʼitinerario delle incompiute quinidi è unʼimmersione nella cultura post-post industriale dellʼItalia «dove queste opere non possono essere altro che incompiute. Per motivi diversi - continua lʼanimatore del progetto insieme ai colleghi di Alterazioni Video e con la collaborazione attiva di Enrico Sgarbi, critico dʼarte di Verona e Claudia DʼAita, assessore alla valorizzazione del Patrimonio e dei Beni culturali del comune di Riposto - contengono un errore progettuale, una “superficialità” burocratica che li ha condannati a restare in attesa di un completamento che non avverrà. Noi indaghiamo sulla loro storia in maniera organica completando il lavoro che fonti giornalistiche svolgono caso per caso, evidenziando ora uno ora unʼaltra incompiuta. Lʼobiettivo è quello di cercare di analizzare e raccogliere dati che poi portiamo alla discussione con molti altri anche più competenti di noi che sono in grado di fornire un quadro di riferimento sociologico. Pensare che queste piscine, palestre, fighe, chiese, ponti rimasti sospesi nel loro vuoro strutturale possano essere una risorsa turistica da sfruttare è il vero capovolgimento di fronte». Alla Bit di Milano, lo scorso anno, Alterazioni Video ha lanciato la provocazione. «Il parco archeologico che in ottobre grazie al sindaco di Giarre, Maria Teresa Sodano, lanceremo attraverso manifestazioni pubbliche con i cittadini di Giarre, ha ottenuto una risposta caldissima, creando un acceso dibattito allʼinterno della fiera fra quelli che si dividevano tra chi inorridiva alla proposta e chi invece immediatamente ne vedeva le possibilità di sviluppo. Eʼ stato divertente - testimonia Andrea Masu - si innescavano ad ogni volantino confronti che riportavano al tema centrale, ovvero la restituzione dei beni nati come pubblici alla loro originaria ragion dʼessere».
Il percorso del parco archeologico di Giarre - su cui giunta e consiglio comunale, proprio questa settimana si sono confrontati in una riunione aperta ad Alterazioni Video - è il percorso inverso a quello proposto da Fiumara dʼArte e da Antonio Presti, che ha usato la terra arsa dal sole siciliano, per lanciarvi nel mezzo come bombe molotov inesplose, opere dʼarte, altrettanto prepotenti, che hanno invaso di bellezza paesaggi altrimenti inospitali. «Sì, ci molte similitudini con Fiumara dʼArte. La differenza sostanziale - spiega il responsabile del progetto del Parco - è che Antonio ha lavorato costruendo il bello, occupando i terreni con opere dʼarte, noi operiamo in modo da levare, partiamo da quello che già cʼè non aggiungiamo nulla ad una architettura esistente, ad aborti di architettura, da cui partiamo cercando di rivelarne la bellezza. Cercando di far emergere una memoria da indagare e da ricostruire in termini condivisi».
Lʼaspirazione magari sarebbe quella di dare una definizione compiuta allʼincompiuto: «Magari fermare questa proliferazione di opere e fissarla, legarla ad un rapporto con la memoria condivisa e restituie questi spazi alla cittadinanza. Aree altrimenti infrequentabili, inabitate, buchi neri nel territorio ma che lo occupano con forza modellandone il paesaggio e perciò devono avere un ruolo attivo nella quotidiani delle persone a cui erano rivolte».

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L´Italia lasciata a metà ecco l´album dello spreco

Incompiuto Siciliano
di: 
Attilio Bolzoni
27/10/2007

In futuro saranno guardati forse come i "monumenti" della nostra epoca, le rovine dell´Italia a cavallo fra il
ventesimo e il ventunesimo secolo. Ce ne sono almeno trecentocinquantasette, dal Veneto fino a Lampedusa.
Tutte rimaste così, a metà. Opere pubbliche mai finite. Scheletri in calcestruzzo che si alzano minacciosi
verso il cielo.
Viadotti sospesi nel vuoto. Stadi scoperchiati. Ospedali abbandonati. Visti da vicino fanno molto scandalo.
Emblemi dello spreco italico. Corpi di reato in esposizione permanente. A pensarci bene però, ci vuole anche
tanto talento per non portare mai a compimento qualcosa che è stato generosamente finanziato, faticosamente progettato, magari anche violentemente conteso a colpi di tangente o ancor peggio a fucilate.
Che cosa è in fondo un´opera mai finita se non anche espressione di una perversa creatività, di uno stile.
Come il barocco. Come l´arabo-normanno. Qualcuno ha provato a dare un nome a quella forma di fantasia
costruttiva-distruttiva. Eccolo: "l´incompiuto siciliano". Esportato in tempi recenti e con successo in
Continente. Preso a modello. Imitato.
Come spesso accade in certe faccende la "perfezione" si raggiunge solo in Sicilia, isola laboratorio,
anticipatrice di idee per un´Italia disposta il più delle volte ad accettarle o addirittura farle sue. E non a caso, di quelle trecentocinquantasette opere pubbliche mai finite, più del cinquanta per cento - centosessantotto - sono tutte là: fra Palermo e Siracusa, da Agrigento a Catania. In un solo paese ai piedi dell´Etna se ne contano 12. È Giarre la capitale italiana dell´ «incompiuto siciliano». L´ultimo censimento rivela che ci vivono quasi in ventimila, ma fra i suoi gioielli architettonici c´è anche un campo di polo per ventiduemila spettatori.
Per scoprire la "genialità" edilizia di quell´Italia in fondo all´Italia e quanto sono stati capaci di fare poi con il cemento armato anche nelle altre regioni, un gruppo di giovani artisti ha perlustrato la penisola per
ventiquattro mesi e monitorato tutte le «incompiute» dal 1951 al 2006. Hanno ripercorso - passaggio dopo
passaggio - il cammino di ogni opera. Dalla delibera di giunta comunale con la quale si era approvata fino alla
progettazione negli studi tecnici, dall´inizio dei lavori in un cantiere ai lavori mai conclusi in un altro cantiere. E poi hanno rivisitato tutto il resto che conta: le modalità delle gare d´appalto, i vorticosi meccanismi dei sub appalto, le varianti, gli «adeguamenti prezzi». L´iter completo. Con decine di ingegneri, centinaia di geometri, migliaia di muratori, con quintali di carte e planimetrie e tonnellate di calce e ghiaia e sabbia per arrivare a costruire niente e poi ancora niente. Le incompiute di solito nascono già così: incompiute.
E´ un viaggio fra arte e indagine giornalistica quello portato in mostra a Roma - l´inaugurazione c´è stata
giovedì sera alla galleria V. M.21 artecontemporanea in via della Vetrina 21 - per raccontare i "monumenti"
dell´Italia moderna. Quelli di Alterazioni Video sono ragazzi di Milano e Bologna dai 25 ai 36 anni che hanno
girato il mondo - un paio di loro vivono fra New York e Shanghai - e sono poi scivolati in un´Italia «tra realtà e immaginazione» fatta di cattedrali fantasma, dighe senza acqua, palazzetti dello sport senza gradinate, parcheggi senza uscite, case senza porte. Un Atlante dell´Italia a metà. Dagli ospedali mai finiti dell´Abruzzo ai cinema della Basilicata, dai mercati coperti della Calabria agli snodi autostradali della Padania. L´ex dispensario di Potenza. Il passante di Mestre. Il nosocomio di Torre Annunziata. La discarica di Cerro Maggiore, in provincia di Varese. La Salerno-Reggio. Il teatro di Rimini. Grandi e piccole opere. Tutte in puro stile "incompiuto siciliano".
Le hanno fotografate da terra e dall´alto, con gli elicotteri. Riprese con la telecamera. Le hanno schedate per
tipologia. Esaminate sin dalla loro origine. «E alla fine ci siamo resi conto che le stavamo vedendo non
soltanto come scempi ma anche come vere e proprie opere d´arte che segnano con forza il loro territorio»,
racconta Andrea Masu, che con Paololuca Barbieri Marchi, Matteo Erenbourg, Alberto Caffarelli e Giacomo
Porfiri (aiutati da Claudia D´Aita ed Enrico Sgarbi) ha messo insieme l´elenco delle trecentocinquantasette. In
ogni luogo. E in ogni campo. Sanità. Turismo. Sport. Agricoltura. Istruzione.
E´ un´Italia mutilata. Che comincia da quella Sicilia che gli artisti di Alterazioni Video definiscono «due volte Italia» per le sue forti deviazioni del bene e del male, che è disvelata dallo sfacelo della ricostruzione nella Valle del Belice dopo il terremoto del ‘68, dalla diga di Blufi che non ha mai portato l´acqua dove avrebbe dovuta portarla, dal museo di Piazza Armerina, dal dissalatore di Gela. C´è anche un ponte spezzato. Un ponte cominciato alla fine degli Anni Sessanta e anche quello mai finito. Due piloni da una parte e dall´altra un burrone. Sui pochi metri di cemento lasciati lì da chissà quanto tempo, poi qualcuno ha costruito una casa. Ci sta una famiglia. E´ appena fuori Randazzo il ponte "abitato", a un paio di centinaia di metri dal paese.
Ma per comprendere sino in fondo "l´incompiuto siciliano" bisogna entrare a Giarre, provincia di Catania, la
statale 114 che l´attraversa tagliandola in due, sotto il mare e sopra il vulcano.
La lista delle sue opere incomplete è la più formidabile. La piscina olimpionica, che invece dei regolari 50 metri è lunga 49 metri. Grande imbecillità o grande estro del progettista? Il centro culturale. Il mercato dei fiori. La pista per automodellismo. La casa per anziani. Le palazzine popolari di contrada Junco. Il parcheggio
multipiano. Il parco Chico Mendez con la sua bambinopoli. Il teatro comunale con i suoi 52 anni di quasi
ininterrotti finanziamenti. Lo stadio. La nuova pretura. E infine, quel gigantesco campo di polo immaginato per
ospitare le Universiadi del 1997 e ormai utilizzato solo dai "pulcini" del Giarre Calcio.
La vergogna delle opere pubbliche mai finite è lì, ogni giorno in bella mostra dal nord al sud. Non ci sono soldi per completarle e non ci sono soldi per abbatterle. Restano "pezzi" in mezzo alle città o alle campagne,
conquistati dalle erbacce, coperti dalla polvere e dalla ruggine. Nate per creare o mantenere consenso
sociale, per offrire lavoro e distribuire mazzette, quale destino avranno nei prossimi anni i campi da polo
abbandonati e le dighe vuote? «Per noi l´opera incompiuta è finita in quanto incompiuta», rispondono gli artisti di Alterazioni Video che raccontano ancora della trama della loro ricerca, del «percorso» che hanno seguito risalendo l´Italia. E dicono: «Va oltre la denuncia, ci interessa capire soprattutto il sistema complesso che le ha originate quelle opere mai finite». E tutti insieme hanno convinto Teresa Sodano, il sindaco di Giarre, la "capitale", a indire un concorso di idee per la progettazione di un parco archeologico dell´ "incompiuto siciliano". Vogliono portare Giarre e i suoi orrori edilizi alla Bit di Milano, alla Borsa internazionale del Turismo. Vogliono capovolgere tutto. Mettere in moto una piccola economia, attirare i viaggiatori. Far diventare bello quello che oggi è brutto. E´ sempre stato così con le opere pubbliche? C´è sempre stata un´Italia monca, incompleta, spezzata?
L´inchiesta di Alterazioni Video ha trovato solo due precedenti. In Sicilia naturalmente. Un convento dei
benedettini a Catania, rimasto anch´esso incompleto intorno al Seicento per mancanza di fondi. E poi c´è il
tempio greco di Segesta. Bellissimo, imponente con le sue sedici colonne doriche. Non l´hanno mai finito
neanche quelli, duemilacinquecento anni fa. Non ha mai avuto il tetto. Il primo esempio conosciuto di
"incompiuto siciliano".

Incompiuto Siciliano

Incompiuto Siciliano
di: 
Alessandro Rocca
30/01/2009

Con ironia, impegno civile e ricerca estetica, anche in Italia c'è chi reagisce in modo creativo al degrado urbano. Gli artisti milanesi del collettivo Alterazioni Video hanno dato vita a Incompiuto siciliano, un progetto in divenire che prende origine dalla enorme massa di edifici incompiuti, cantieri interrotti che si trasformano rapidamente in ruderi, che si trovano su tutto il territorio nazionale e, con particolare densità, in Sicilia. Un caso esemplare è la città di Giarre, vicino a Catania, dove la concentrazione di edifici incompiuti ha fornito lo spunto per immaginare un vero e proprio "Parco archeologico dell'incompiuto siciliano", un'area di 270 ettari tra l'Etna e lo Ionio costellata di monumentali rovine contemporanee, immersa in una natura che si sta riappropriando degli spazi in abbandono. Oggi Alterazioni Video collabora con il comune di Giarre per l'organizzazione di un concorso di architettura che porti alla realizzazione del parco archeologico.

Un progetto per completare le incompiute

Incompiuto Siciliano
di: 
Maria Gabriella Leonardi
19/09/2009

Trasformare le tribune del campo di atletica/polo in un giardino pensile che per la sua estensione sarebbe il più grande d'Europa, visibile pure da Google maps. Circondare l'edificio della bambinopoli del parco Chico Mendez con una sorta di laghetto e monumentalizzarlo.
Trasformare lo scheletro di quello che avrebbe dovuto essere il Centro polifunzionaIe di Trepunti nella sede dell'Osservatorio nazionale sulle opere incompiute. Sono solo delle ipotesi - è bene precisarlo - ma che rendono l'idea di cosa vuole essere il progetto del Parco archeologico dell'incompiuto siciliano: ridare un'altra vita alle incompiute giarresi in una modalità che non sia un'ulteriore beffa per la città.
Gli ideatori, il collettivo artistico Alterazioni Video e Claudia O'Aita, includerebbero nel parco solo quattro opere il cui completamento o demolizione fosse non più conveniente. Il parco diventerebbe un'attrattiva della città e a gestirlo potrebbe essere una fondazione.
Giovedì il progetto (che va avanti da un paio d'anni) è stato presentato in Consiglio comunale. «E' un'idea forte, difficile da veicolare - ha affermato il sindaco Teresa Sodano - l'amministrazione si impegna a completare le incompiute, esse stanno diminuendo. Ne restano 3 o 4 su cui decidere se awiare questo percorso. Ma l'idea deve passare attraverso la città».
«Queste opere rappresentano l'illusione di un progresso che non c'è mai stato e che è stato pagato a caro prezzo - ha spiegato Andrea Masu di Alterazioni Video - bisogna riprogettare il passato per una nuova prospettiva di sviluppo, sostenibile per l'ambiente e le persone».
L'arch. Marco Navarra aggiunge:«occorre ricostruire il legame che si è perduto tra queste incompiute e la città. Sono una risorsa per un'idea di riqualificazione della città». «Si tratta di fare in modo che queste architetture, per noi negative, vengano percepite come nuove» soggiunge
il critico d'arte Rosalba Longhitano.
«Non si tratta di traghettare queste opere da un limbo all'altro - spiega Claudia D'Aita - ma di rivivificare queste opere pensando anche a nuove destinazioni d'uso, storicizzare un fenomeno per prendere le distanze da un passato che non ci appartiene». Il progetto è stato apprezzato sia dalla maggioranza che dall'opposizione.

Allegati: 

L'incompiuto siciliano diventa una categoria estetica

Incompiuto Siciliano
di: 
Claudia Scuderi
07/02/2009

Creare a Giarre, in provincia di Catania, il parco archeologico dell’«Incompiuto siciliano». Cioè tutte quelle costruzioni di edilizia civile che non sono state mai inaugurate.
Ai piedi dell’Etna perchè la cittadina catanese ha la maggiore densità di opere incompiute per numero di abitante. L’idea viene da lontano: da un collettivo di artisti chiamato Alterazioni Visive. Un gruppo di giovani dai 25 ai 35 anni, con base a Milano e New York e con una diramazione in Sicilia. Un lavoro che è iniziato tre anni fa e che ha portato alla catalogazione, tramite le foto di Gabriele Basilico, e alla descrizione di tante opere di «Incompiuto siciliano» in tutta Italia (circa 500), la metà localizzate in Sicilia, «un pilastro portante per la comprensione della storia d’Italia degli ultimi quaranta anni», si legge nel manifesto dell’Incompiuto. «Il progetto», spiega a Milano Finanza Sicilia Matteo Erenbourg, componente del collettivo, «vuole cambiare la percezione di queste opere da inutili a potenziali risorse per il territorio». Ed infatti, lo stato di queste costruzioni diventa un peso per le amministrazioni comunali: troppo caro continuare la costruzione ed altrettanto cara la demolizione. Le categorie estetiche del nuovo stile architettonico sono illustrate da Claudia D’Aita, l’unica siciliana del collettivo. «Rispetto agli incompiuti presenti nelle regioni del Nord Italia», ha spiegato, «quelle della Sicilia si caratterizzano per alcune particolarità: non sarebbero mai servite a nessuno, presentano delle dimensioni sproporzionate e degli evidenti errori nella progettazione». Un esempio? «Basta visitare Giarre», spiega l’artista siciliana. Nel comune etneo, infatti, sono stati progettati e sono iniziati, tra l’altro, i lavori per un campo di polo, per una pista di macchinine, per una piscina olimpionica lunga 49 metri (contro i 50 regolamentari) e desolatamente vuota. O, ancora, la diga di Blufi, forse il paradigma dell’Incompiuto con i lavori ultradecennali. Tutte opere incompiute ed abbandonate. Da qui l’idea, la scomessa, di creare un parco archeologico dell’incompiuto siciliano proprio a Giarre. «Chiediamo l’attenzione dell’assessorato regionale ai beni culturali», ha aggiunto la D’Aita.
Ed intanto il lavoro del collettivo ha superato anche le barriere nazionali. Partecipando a workshop di architettura a New York, alla Columbia University, e a Barcellona. Ma anche in manifestazioni come la Biennale di Venezia.
Dal lavoro di catalogazione, poi, è venuto fuori anche un altro tipo di produzione. Fatta di opere d’arte a corredo del catalogo dell’incompiuto: blocchi di cemento dal quale spuntano pale di fico d'india, ritratti dei politici che hanno procurato i finanziamenti per le diverse opere. Del collettivo fanno parte, oltre a Matteo Erenbourg e Claudia D’Aita, Paololuca Barbieri Marchi e Alberto Caffarelli (da cui è partita l’avventura) e da Andrea Masu e Giacomo Porfiri.

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